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giovedì 22 marzo 2012

Fata Morgana


Siede di fronte a me, qualche posto più in là, vicino al finestrino.
Regge il libro con la mano sinistra. Con il pollice separa le pagine nell’incollatura centrale, e le dita della mano destra accarezzano ogni pagina, lente e delicate; come se per leggere le bastasse toccare l'inchiostro con i polpastrelli. Sorride. La guardo e fantastico sulle sue mani, sulla sua bocca.

domenica 14 febbraio 2010

Spezzare gli equilibri

Fu al cinema quando per la prima volta ci esaminammo senza particolare simpatia, ma provando uno strano senso di solidarietà: in quel momento registrammo la nostra rispettiva solitudine.
In fila, tutti stavano a due a due. Coppie di giovani amanti, sposini, genitori figli, nonni con nipoti. Tutti, chi per mano, chi a braccetto, si stringevano gli uni agli altri in quel comune, ma indispensabile contatto. Solo le nostre mani erano libere, sciolte da qualunque legame. Mani da sempre estranee al contatto fisico al punto di rinunciarvi per sempre, preferendo trovar rifugio nelle tasche.
Eravamo soli, consapevoli della nostra solitudine. Fu sofficiente una seconda fugace occhiata, un incrocio di sguardi. Nei suoi spenti occhi, come tra le pagine di un libro, potevo leggere la storia della sua e della mia vita miscelate insieme da una penna impacciata che, mossa da compassione, donava ai suoi personaggi l’unica opportunità di guadagnare spessore. La distanza che seperava le nostre banali vite, venne annientata . Ci legammo l’uno all’altra. Eravamo un tutt'uno.
Attraverso quel contatto seppi tutto di lei. Potei scrutare la sua anima ad un livello così intimo che mi sentii colpevole per aver profanato quei fragili territori che tutti celiamo nel profondo e ai quali impediamo a chiunque di accedere.

mercoledì 26 agosto 2009

Numan - Uomo Nuovo

Numan
Pronto?
Si, si...sono io...
no, non credo di...
si mi dica, pure...
no, veramente...
mmm...
Cos?
Questa è...!
I-io...?
... ... ...
La prego, la smetta di di...
U-un fallito?
?
P-pu...
no, questo no, non penso che ne saraei in...
NO, non volevo dire...
si certo...
N-no, non vi deluderò!
Un momento, posso sapere con chi parlo?
Io?...Sì, ha ragione!

Uomo Nuovo

Parlo con il sig. T. H. Numan?
Riconosce la mia voce, o ha idea di chi io sia?
Molto bene, allora mi ascolti molto attentamente; cercherò di essere il più chiaro possibile, mi sta ascoltando?
Io so chi è lei, so tutto di lei: so che lavoro fa e so quanto lo destesti. So che è stanco di alzarsi tutte le mattine per raggiungere quel buco di ufficio e conosco la sensazione di dolore che prova alla bocca della stomaco appena prima di varcarne la soglia. So cosa pensa di sua moglie, Becky...ormai non la sopporta più! Ogni giorno accampa una scusa sempre nuova e sempre più ricdicola per non doverla vedere all'ora di pranzo: "Amore, oggi non possiamo vederci perchè hanno bisgono di me!", "ho avuto una discussione col capo!", "la riuione è stata spostata e sfortunatamente neache oggi potrò ripugnarmi nel vederti masticare un cavolo di Big Mac, fino a sentirmi il vomito in bocca!"...Diciamocelo, lei ormai odia sua moglie, non la sopporta...
...non sopporta più la sua presenza in casa e nel suo letto più o meno da dopo il primo mese di matromonio.
E Ted?
Anche lui le ha rovinato la vita, no? Il classico caso del migliore amico fin troppo migliore di te e che ti fa pesare ogni cm cubico di aria che sei costretto a respirare in sua presenza! Ted, l'amico che si scopa tua moglie!
...la pura verità, e lei lo sa. Gli ha anche sorpresi, si ricorda?
Però lei ha mandato giù tutto, come un poppante che viene imboccato dalla madre mentre è bloccato sul seggiolone. Ha preferito credere che a tutti succedono queste cose, che in fondo ogni matrimonio ha i suoi problemi, che la vita perfetta non la vive nessuno!
Non è stanco di tutto questo?
Apra gli occhi Newman: Lei è un fallito!
...Ma come sappiamo a tutto c'è un rimedio.
Non pensa che tutti quelli che hanno reso la sua vita una merda, meritino una punizione esemplare?
Che meritino di morire?
Oh, andiamo sig. Numan, perchè continua a delurermi, a deludere se stesso?
Sappiamo entrambi cosa è giusto che venga fatto...
Bene...allora credo che sia arrivato il momento di salutarci, sono sicuro che non ci deluderà!
Molto bene, addio...
Oh, ma lei lo sa chi sono...
Addio!

domenica 3 maggio 2009

L'immaginato che muore

Lunedì, il giorno che segnò irreversibilmente la mia esistenza, il giorno in cui tutto cambiò. Lunedì, il giorno in cui capii di essere morto.
Mi è bastato un attimo e tutto...tutto era altro, per sempre. Niente più appariva come prima. Da lunedì tutto acquistò finalmente un senso!
Se mai me lo avessero chiesto, avrei definito la mia una vita realizzata. Avevo tutto quello che un uomo con un po' di immaginazione può desiderare: Donne, amici, soldi, successo. Vivevo al massimo e non mi accorgevo che le cose stavano cambiando, lentamente...
Qualcuno di voi può pensare che il mio successo sul lavoro stesse inizianodo ad incrinarsi, o che stavo per innamorarmi di una donna per cui avrei abbondonato tutto, o che mi ero incasinato in chissà quale azione illegale per fare un'enorme cazzata e cose così, ma no; la mia realtà rimaneva sempre lì a svolgere il suo dovere.
Quello che stava cambiando era qualcosa di invisibile dentro me. Non so nemmeno cosa, ma di certo abbastanza importante da uccidermi.
All'età di 27 anni, le notti diventavano il momento migliore della giornata. Dopo il successo del giorno, la notte mi dava ristoro e riposo,ma non solo. La notte diventavca la mia più intima consigliera e soprattutto mi permetteva di giudicare, previa attenta analisi, lo svolgimeto dalla mia vita vissuta alla luce del sole. Di notte insomma, invece di dormire, rielaboravo il vissuto. Lo so, lo so, è quello che fanno tutti: pensare a come è andata la giornata e complimentarsi con sé stessi per il buon esito o decidere di fare di meglio per l'indomani ecc...magari arrivando persino a darsi un voto: "Oggi è stata una giornata 10", "E' iniziata da 2 ma la sera è stata indimenticabile, quindi mi darei un 8!", e cose così. Io invece no. Io rivivevo completamente il giorno, dal momento in cui aprivo gli occhi fino a...a? fino a sempre.
Iniziavo,per così dire, scusate il mio egocentrismo, a porre le basi di una nuova disciplina psicanilitica: invece di leggere e interpretare i sogni, l'inconscio, io rileggevo e interpretavo il conscio!
All'inizio era una cosa molto tranquilla, diciamo. Ripensavo alla giornata e la esploravo come uno spettatore. Mi immaginavo e mi rividevo reinterpretare la parte già girata del film della mia vita. Ero come un'entità esterna, una telecamera sul mio mondo.
Ogni notte rivivevo il giorno, ad occhi aperti. Razionalmente. Man mano che il tempo passava quello che prima era solo un occhio esterno, uno spettatore, cominciava ad ottenere "permessi" sempre nuovi. Iniziavo ad osservare non solo me stesso, ma anche il resto. Mi resi conto ben presto che registravo tutto ciò su cui avevo puntato la mia attenzione, ma anche altro. Certo, stiamo parlando del subconscio, quello che c'è ma che non si vede ecc. Ma non è questo il caso. Io non esploravo il subconscio, io smettevo di ripensare in termini di "io" e cominciavo ad esistere come entità all'interno della mia stessa immaginazione. E' difficile da capire lo so. Facciamo allora questo esempio: Mettiamo che state ricordando il momento del vostro primo bacio. Di sicuro ricordate l'avvenimento in sè: cosa è accaduto, come, perchè, cosa vi siete detti ecc...Se provate allora a pensarci, vi accorgerete voi stessi che il momento risulterà irricostruibile nella sua interezza. Vi ricorderete le parole pronunciate, ma non siete sicuri che siano quelle, vi ricoderete le sensazioni, ma in realtàsaranno modificate da voi stessi, perché ne state comunque immaginando un surrogato! Io invece, oltre a riuscire a ricostriure completamente la scena e a riprovare esattamente ciò che provavo nei momenti oggetto dell'analisi, sono in grado di creare un me stesso che per quella stessa scena riesce a girovagare a percepire cose di cui il mio "io" di allora non si rendeva nemmeno conto. Mi sono spiegato più o meno? Bene...In poche parole diventavo mano a mano il marratore onnisciente di me stesso.
Il giorno vivevo e la notte rivivevo e vivevo contemporaneamente. Tutto questo succedeva, veniva a sua volta registrato e, man mano, io morivo; fino a quando, lunedì, smisi di esistere.
Morivo e non me ne accorgevo perché ero troppo preoccuapato per vivere! Ogni notte sempre meno tempo veniva concesso al sonno in favore del rivivere e, ogni notte, smettevo di essere l'io vissuto per diventare l'io immaginario. Esistevo contemporaneamente 3 volte: L'io che immaginava il me stesso che riviveva l'io gia vissuto.
Cominciavo ad evere paura e in realtà ciò che più mi terrorizzava era il non sapere quale dei miei "io" temevo veramente.
Lunedì finalmente decisi di porre fino a tutto questo!
Stabilii di riflettere, stabilii su cosa e decisi che per porre fine a tutto questo, dovevo obbligarmi a realizzare ciò che non potevo: la mia intera esistenza era immaginaria. Io non esistevo, in quanto vivevo solo nel ricordo di me stesso; ricordo manipolato all'infinito da me! Decisi che per risolvere questa situazione dovevo giungere all'unica conclusione impossibile: Io ero frutto della mia stessa immaginazione!
Lunedì, come stabilito, lo realizzai e smisi di esistere.