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martedì 25 ottobre 2011

La cisterna


Il telefono squillò solo due volte e poi si zittì. Non avrei risposto in ogni caso. Ho ben altro da fare che ascoltare la voce monocorde di operatori sottopagati che propongono i soliti sondaggi di quartiere. Nessun altro mi chiama più, ed è meglio così. L’ultima a farlo fu mia madre: “Tuo padre è morto, sarai contento adesso”, e mise giù. Rimasi qualche istante in piedi con la cornetta poggiata all’orecchio. Avrei dovuto dirle che avrei preferito fosse toccato a lei, così la fatica di alzarmi dal tavolo da lavoro sarebbe stata ricompensata. Ma mio padre non avrebbe chiamato. 

giovedì 17 marzo 2011

Un sogno (o Incubus)


Faccio fatica ad addormentarmi. Mi capita spesso ultimamente. Sarà per il troppo caffè, ma non riesco a rinunciare a quell’aroma amaro e deciso che mi ricorda ad ogni sorso, quello che non sono.

La giornata è bellissima, carica di un’atmosfera autunnale che non si è dimenticata dell’estate appena trascorsa e che, con il suo cielo terso, ancora riscalda abbastanza da permettere ad un intero bucato di asciugarsi al sole o di abbronzarsi mentre una piacevole brezza accarezza le pagine di un libro.

mercoledì 29 settembre 2010

La sveglia

Esattamente alla solita ora da cinque anni a questa parte, la sveglia si scatena. Ogni santo giorno mi tormenta con quel suo fastidiosissimo trillo, ed ogni santo giorno mi riprometto di disfarmene. Arrivo persino a minacciarla verbalmente: “Questa me la paghi, stronza!” le urlo contro, ma lei resta lì, immobile ed insofferente ad ogni lamentela ed insulto. Sembra quasi fissarmi con aria di sfida. So che ci prova gusto e per questo la odio.
LA ODIO. Odio con tutto me stesso ogni singolo ingranaggio che compone i suoi diabolici meccanismi.
Il quadrante è insignificante: completamente bianco, non presenta traccia di un qualunque, anche del più misero, tentativo di abbellirlo. Non un disegno, una scritta. Niente. Non riporta nemmeno i giorni della settimana. Ci sono solo le lancette. Come due sottili frecce nere impegnate nel perenne inseguimento di una dell’altra e destinate a vedersi beffare ogni volta che si sovrappongono solo per riallontanarsi, la lancetta dei minuti e quella dei secondi quasi non si distinguono l’una dall’altra. Quella delle ore, invece, è tozza e rossa come il sangue. Tronfia si muove in circolo senza badare alle altre due, consapevole che è lei a fare la differenza: è da lei che l’allarme riceve ordini ed attende un suo segnale per scattare.

lunedì 30 novembre 2009

La vita dentro

Lentamente, nascondendo il volto fino al naso sotto a questa sciarpa rude, ma comunque eccellente schermo contro il freddo pungente di questo dicembre che pare infinito, sfilo dalla giacca interna il porta sigarette. Ci sono estremamente affezionato: custodendolo vicino al cuore ho viaggiato per il mondo, ho stretto mani di persone che mi sono diventate amiche e colpito al volto altre a cui ora sarei disposto a chiedere perdono; insieme a lui sono riuscito ad affrontare questa terribile prigionia che è la vita. Lo tengo in mano e accarezzo le adorate lettere incise sul suo dorso metallizzato, "Per Sempre" dicono.