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domenica 14 febbraio 2010

Spezzare gli equilibri

Fu al cinema quando per la prima volta ci esaminammo senza particolare simpatia, ma provando uno strano senso di solidarietà: in quel momento registrammo la nostra rispettiva solitudine.
In fila, tutti stavano a due a due. Coppie di giovani amanti, sposini, genitori figli, nonni con nipoti. Tutti, chi per mano, chi a braccetto, si stringevano gli uni agli altri in quel comune, ma indispensabile contatto. Solo le nostre mani erano libere, sciolte da qualunque legame. Mani da sempre estranee al contatto fisico al punto di rinunciarvi per sempre, preferendo trovar rifugio nelle tasche.
Eravamo soli, consapevoli della nostra solitudine. Fu sofficiente una seconda fugace occhiata, un incrocio di sguardi. Nei suoi spenti occhi, come tra le pagine di un libro, potevo leggere la storia della sua e della mia vita miscelate insieme da una penna impacciata che, mossa da compassione, donava ai suoi personaggi l’unica opportunità di guadagnare spessore. La distanza che seperava le nostre banali vite, venne annientata . Ci legammo l’uno all’altra. Eravamo un tutt'uno.
Attraverso quel contatto seppi tutto di lei. Potei scrutare la sua anima ad un livello così intimo che mi sentii colpevole per aver profanato quei fragili territori che tutti celiamo nel profondo e ai quali impediamo a chiunque di accedere.

giovedì 15 ottobre 2009

Memoria

Mi manca il cielo, chi lo avrebbe mai detto.
Mi manca la palla infuocata che sprigionava tutto intorno a sè il suo animo luminoso in grado di scaldarmi la pelle e il cuore.
Mi manca la nuvola che quando alzo lo sguardo per quel singolo istante, nasconde il sole dietro lo schermo dei suoi sbuffetti dolci per il tempo necessario a distogliere lo sguardo per non rimanere abbagliato.
La nostalgia che ho della pioggia e del vento umido mi paralizza al solo pensiero: è un'estasi inginocchiarsi in mezzo al nulla, spalancare la bocca e placare la mia sete, goccia dopo goccia, con quell'acqua che cade, un po' dolce e poi più forte fino a pungermi la pelle come milioni di agni freddi, mentre il vento mi culla e mi scompiglia i capelli affettuosamente.
Non trattengo le lacrime se riporto alla memoria il morbidìo dei fili d'erba su cui amo giacere e che giocano ad entrare in ogni minima fessura, solleticandomi e prudendomi, ma senza procurarmi il minimo disturbo.

Muoio se penso a lei...
l'infinito dei suoi occhi è il mio cielo, il tepore del suo corpo il mio sole
I suoi capelli le dolci nuvole che nell'abbraccio nascondono i miei occhi sopra le sue spalle
La sua saliva è la mia acqua e le sue mani il vento benefico che mi accarezzano come un'amante
I suoi baci ogni filo d'erba del giardino fatato in cui non sono più solo

Tutto posso perdere perchè tutto la memoria mi riporta alla mente, ma lei mi è indispensabile e se la perdessi diverrebbe la memoria la mia peggior nemica, aguzzina e torturatrice...