Infuriato il Re percorreva a passi veloci l’immenso atrio del palazzo. La Regina cercava di mantenersi al suo fianco, ma invano, e affannata pregava il marito perchè ritrovasse la calma.
“Mi dispiace cara, ma stavolta ha oltrepassato ogni limite e non riuscirai a portarmi dalla sua parte, non questa volta! Sono stanco dei suoi capricci e della sua insolenza!” – diceva il Re tirando a sé il mantello che lo rallentava strisciando a terra.
“Ma, mio Signore asc…” – aveva iniziato a dire la Regina prima che il Re raggiungesse la sala Consigliare e si sbattesse la porta alle spalle, lasciandola fuori. “Non può continuare a trattarmi come una serva!” pensò tra sé la Regina tornando sui suoi passi, ma ripensando alla figlia e alla terribile discussione che aveva avuto con il padre, tornò a bussare alla porta. “Mio Signore, Ti prego, cerca di ragionare…” – Non ottenne risposta. Sapeva che per qualche ora il Re non sarebbe uscito da quella stanza e, arrabbiata a sua volta per il modo in cui era stata trattata, decise che per il momento la cosa migliore era ritirarsi nelle proprie stanze.
“Ma, mio Signore asc…” – aveva iniziato a dire la Regina prima che il Re raggiungesse la sala Consigliare e si sbattesse la porta alle spalle, lasciandola fuori. “Non può continuare a trattarmi come una serva!” pensò tra sé la Regina tornando sui suoi passi, ma ripensando alla figlia e alla terribile discussione che aveva avuto con il padre, tornò a bussare alla porta. “Mio Signore, Ti prego, cerca di ragionare…” – Non ottenne risposta. Sapeva che per qualche ora il Re non sarebbe uscito da quella stanza e, arrabbiata a sua volta per il modo in cui era stata trattata, decise che per il momento la cosa migliore era ritirarsi nelle proprie stanze.